L'allenatore dell'Inter Mourinho
L'allenatore dell'Inter Mourinho
Era il 24 novembre scorso quando il Barcellona superò l'Inter con un roboante 2-0. Tra i tanti ricordi di quell'indimenticabile notte, le parole a fine gara di Mourinho catturarono improvvisamente la mia attenzione. "Questa non è la mia vera Inter" disse quasi per giustificare una sconfitta pronosticata "noi siamo una squadra composta da giocatori che conoscono a malapena i nomi dei loro compagni invece il Barcellona ha gente che lavora assieme da anni. Non voglio arrendermi: sono più forti e l'hanno dimostrato. Ma se mi dicono di rigiocarci domani o in semifinale, io sono pronto e ci riprovo". Ironia della sorte. Cinque mesi dopo, come per incanto, Inter e Barcellona si ritrovano face to face in una semifinale di Champions League da brivido. Da quel 24 novembre scorso è cambiato tutto. L'Inter è cambiata. Snejider è diventato un punto di riferimento importante per la squadra, Eto'o ha dimostrato sul campo di poter essere ancora decisivo nelle partite che contano, Balotelli si è meritatamente ritagliato il suo spazio e, ora che il centrocampo gira bene e la difesa funziona, l'Inter si è guadagnata la credibilità di opinionisti, giornalisti e tifosi accantonando, almeno in parte, quell'immensa quantità di scetticismo che si era costruita negli anni. Forse, la doppia vittoria contro il Chelsea ha dato alla testa ma l'evoluzione dell'Inter è lì, sotto gli occhi di tutti. E non si discute. Mourinho sa che in questi pazzi 180' si gioca molto della sua credibilità. Purtroppo, la situazione in campionato è peggiorata complice l'evoluzione di una Roma sempre più sorprendente. Ma è in Europa che l'Inter deve sfondare ed è proprio l'Europa il vero banco di prova di Mourinho. Chiamato ad eliminare i Campioni di Europa e del Mondo in carica. Dalla notte del Camp Nou di cinque mesi prima, lo Special One ha sicuramente imparato la lezione. Annotando ogni minimo particolare, rivivendo la partita, rivedendo gli errori suoi e della squadra, esaminandoli a puntino. Ha preso carta e penna ed ha elaborato una strategia. Ha imparato la lezione. Ebbene, è arrivata l'ora di metterla in pratica. Il Barcellona è forte, Messi è un fenomeno, Xavi e Iniesta (ora infortunato) sono i centrocampisti più forti al mondo. Ma come ogni squadra, anche i blaugrana hanno i loro punti deboli. Soffrono gli avversari che si chiudono, che tengono le due linee strettissime, che pressano e ripartono in contropiede. Inoltre, utilizzano poco le fasce prediligendo il gioco per vie centrali. Xavi è la mente, Messi è il braccio. Il primo va letteralmente ingabbiato, all'argentino, invece, non deve essere concessa l'opportunità di girarsi. Maicon ed Eto'o dovranno attaccare sulle fasce costringendo Maxwell e Dani Alves a rinunciare alle loro puntate offensive. Equilibrio: questa deve essere la parola d'ordine. Mourinho ha intenzione di optare per il 4-1-4-1. Poco male. Almeno a San Siro, il Barcellona non si troverà di fronte un avversario suicida come l'Arsenal che ha scelto invece di giocarsela a viso aperto facendo, in questo modo, il gioco di Guardiola. Questo non vuol dire contenersi. L'Inter deve sfruttare il fattore campo, la velocità di Maicon, i guizzi di Thiago Motta, l'inventiva di Snejider, la caparbietà di Eto'o e l'imprevedibilità di Balotelli. Non si deve lasciar intimorire del Barcellona. Gioca a San Siro davanti al suo pubblico e deve condurre la partita. Dimenticandosi dello scialbo 0-0 di settembre. In bocca al lupo.
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