Uno striscione allo stadio
Uno striscione allo stadio
Dicono che il campionato italiano sia il più bello del mondo. Aggiungo io: chissà ancora per quanto. L'effettivo piacere nel poter beneficiare di tale unanime complimento, specie se a porgerlo sono opinionisti stranieri, non è assolutamente da considerarsi un punto di arrivo e tale ragione implica la tentazione di voler ulteriormente mettersi in gioco, di migliorare e migliorarsi, alimentati certo dall'orgoglio e dall'ambizione personale ma anche dalla consapevolezza di dovere mantenere alta l'emozione e la spettacolarità che da sempre hanno contraddistinto il nostro calcio. Ebbene, la speranza, seppur vana, che nutro in queste ore è che Lazio-Inter possa essere cancellata dalla memoria collettiva. No, non quella del 5 maggio 2002. Quella del 2 maggio 2010. In assoluto, la peggiore. Non ci sono aggettivi per descrivere un clima a dir poco imbarazzante che ha fatto da contorno al match che, molto probabilmente, ha posto i titoli di coda al campionato. Tifosi che incitano e tifano per la squadra avversaria è un'immagine indegna e deplorevole a prescindere dalle ragioni che portano a farlo e dalle squadre in questione. L'Inter era chiamata a vincere per operare il controsorpasso nei confronti della Roma reduce dalla vittoria del giorno prima a Parma; la Lazio, approfittando dell'1-1 dell'Atalanta contro il Bologna, sperava invece che venissero a galla le fatiche di Champions dell'Inter al fine di poter strappare ai Campioni d'Italia almeno un punticino per archiviare la pratica salvezza e giocarsi così le due partite rimanenti con apparente tranquillità. E invece no. Meglio perdere e rischiare la serie B che regalare lo scudetto alla Roma. E allora, forza Inter! "Scansamose" è lo striscione che la Nord espone addirittura durante il riscaldamento pre-partita. In pratica, un invito alla squadra a farsi da parte per permettere all'Inter di vincere la gara e, di conseguenza, portare la Roma al secondo posto. "Se vincete ve menamo" gridano gogliardici gli ultras biancocelesti. Poi inizia la partita vera e propria e il clima assume tinte surreali. Zarate effettua un'incursione nell'aria di rigore avversaria? La tua Nord ti fischia contro. Muslera ti para l'imparabile? La tua Nord ti sbuffa contro. Samuel firma il provvisorio 0-1? La tua Nord esulta per lo svantaggio. Come se non vedesse l'ora che l'Inter segnasse. Mentre, sempre dalla Nord, sbuca lo striscione "Oh nooo". Il sarcasmo fatto in persona. Evidentemente i biancocelesti ce l'hanno impresso nel DnA. "Mourinho uomo vero in un calcio finto" è l'altro bizzarro slogan scritto a caratteri cubitali che i biancocelesti intendono mostrare. Da che pulpito viene la predica, verrebbe da dire. E poi c'è Tommaso Rocchi, simbolo e capitano della Lazio il quale, nella consueta intervista settimanale, ha esternato l'eloquente dichiarazione che "contro l'Inter la squadra avrebbe lottato fino alla fine". Che vergogna, verrebbe da dire. Pochi, forse, ricordano che lo stesso Rocchi, proprio poche settimane prima, aveva etichettato Francesco Totti come "antisportivo" per il gesto del pollice verso del post-derby. No comment. "A perdere, contro l'Inter, non è stata solo la Lazio: tutto il calcio italiano ne è uscito sconfitto". A Rosella Sensi, presidente della Roma, io do ragione. Più significativo ed efficace, invece, il pensiero di Giampiero Mughini: "Auguro alla Lazio di finire in serie B a marcire per molti anni". Già, perchè la Lazio lotta ancora per la sopravvivenza in serie A. E allora è meglio che la Roma perda il primato e l'Inter vinca, a discapito della Lazio. "Ma mi faccia il piacere!". Totò si sarebbe sicuramente espresso in questo modo. E così tutti gli amanti del buon calcio. Senza dubbio, non quelli della Lazio.
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