Walter De Raffaele
Walter De Raffaele
Massimiliano Marino
Pavia - Abbiamo raggiunto Walter de Raffaele, coach di questa incredibile Paul Mitchell Pavia, al quale rivolgiamo qualche domanda riguardo la stagione appena terminata.
Chiusasi con un una miracolosa salvezza..
"Sì, è il caso di dirlo: abbiamo proprio compiuto un altro miracolo. La vittoria contro Brindisi ha chiuso un campionato pazzesco e, sul piano personale, veramente indimenticabile".
Cosa intende dire?
"Dico che per il modo in cui abbiamo raggiunto la salvezza, questa è stata la gioia più grande della mia carriera da allenatore".
E così si è chiusa la sua seconda stagione qui a Pavia. Cosa è cambiato dalla prima?
"Tanto. Mi sono arricchito dal punto di vista tecnico e umano, sono stato accolto da tutti nel bene e nel male e ho avuto la fortuna di conoscere persone davvero eccezionali a cominciare dai quei tifosi che anche nei momenti critici della stagione mi sono stati davvero molto vicini fino ad arrivare al presidente Bianchi, una persona seria, competente e professionale con la quale ho stretto un buonissimo rapporto basato sulla stima e sulla fiducia reciproca".
Anche la squadra è cresciuta..
"Siamo stati fantastici. Un gruppo eccezionale, compatto, coeso, serio che si è messo in testa di lavorare duramente combattendo dall'inizio alla fine senza mollare mai. I motivi per mollare e per demotivarsi c'erano tutti: sfighe, arbitri, infortuni, polemiche. Un anno veramente incredibile, ci è davvero successo di tutto e di più".
A chi attribuisce il merito di questa salvezza?
"Il merito va a tutti, dai giocatori alla società che ha operato bene sul mercato scegliendo gli uomini giusti salvando così una stagione partita non certo sotto i migliori auspici. Poi è chiaro come giocatori quali Forte e Boykin siano stati decisivi e così anche Colussi".
In effetti, avete disputato un girone di ritorno straordinario..
"Sì, non so se ve ne siete resi conto ma questa squadra ha costruito quattro vittorie consecutive che hanno permesso di raggiungere un'insperata salvezza proprio al fotofinish. Nel girone di ritorno abbiamo poi vinto nove volte e perso solamente sei, tre di queste all'ultimo secondo. Se iniziavamo così, con questi uomini, a quest'ora avevamo assicurato anche la nostra presenza ai play-off".
C'erano i presupposti per partire con quei giocatori?
"Sì. Forte doveva arrivare da noi addirittura all'inizio del mercato, poi sono sorte varie complicazioni. E' stata poi la mia costante pressione nei confronti del presidente che ha fatto sì che arrivasse a stagione in corso. Nei piani di inizio stagione gli americani dovevano essere lui e Marigney, poi tutti sappiamo come è andata a finire".
Il suo innesto è stato fondamentale..
"Joe è un giocatore straordinario, non mi stancherò mai di ripeterlo. Pavia era una buona base di partenza per lui per acquisire quella dimestichezza con il campo e quella condizione fisica necessaria affinchè ritornasse a giocare là dove merita di stare. E' un ragazzo in gamba: ricordo che in passato ci avevano avvertiti circa la sua poca professionalità che mostrava negli allenamenti e fuori dal campo ma qui a Pavia si è comportato benissimo e ha cancellato la cattiva fama che qualcuno ha voluto esternare. Il suo innesto è stato sì fondamentale e ha fatto la differenza".
Anche se ad un certo punto del campionato, e non mi riferisco al girone di andata, le cose stavano precipitando...
"Assolutamente sì. La sconfitta di Jesi è stata per noi cruciale, nel bene e nel male. Avevamo perso uno scontro diretto importantissimo e tutti e sottolineo tutti gli addetti ai lavori davano il Pavia spacciato. Ricordo la depressione che regnava in un ambiente totalmente sfiduciato. Poi ci siamo compattati dopo un confronto durissimo tra giocatori, società e presidente che ha permesso ai ragazzi di ritrovare piena coscienza dei propri mezzi. E i risultati si sono visti sul campo".