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Il Milan conclude terzo: Leonardo che colpe ne ha?
11/05/10

Breve e schietta premessa: io sto con Leonardo. Mi schiero dalla sua parte, lo difendo dalle accuse che lo stanno ingiustamente martoriando in questi giorni e mi congratulo anzi con lui per l'obiettivo terzo posto raggiunto. Sia chiaro: quest'estate ho constatato con grande scetticismo la scelta operata da Berlusconi (con il bene placito di Galliani) di assegnare la panchina di un grande club quale il Milan ad un novello tecnico quale Leonardo. Il binomio Milan-Leonardo/Leonardo-Milan mi suonava strano in tutte le sue sfaccettature. Eppure, con mio grande stupore, mi sono ricreduto. A dirla tutta, ero dell'opinione che tale stagione sarebbe stata per il Milan piuttosto sgradevole. Non era pessimismo, il mio. Era semplice realismo. Se la cessione di Kakà era stata un toccasana per il bilancio della società, non lo era sicuramente stata dal punto di vista caratteriale di una squadra che aveva indubbiamente perso il suo giocatore simbolo. Ero dell'opinione che servisse un allenatore carismatico e autoritario per risollevare il morale di una squadra e dei tifosi non proprio alle stelle e l'identikit di Leonardo, benchè uomo vero e competente legato da anni nel mondo del calcio e (in particolare) nel pianeta Milan, non mi sembrava quello più idoneo su piazza. Ora, invece, sono dell'opinione che il Milan non avrebbe potuto fare meglio di così. I soldi derivati dalla cessione di Kakà sono rimasti sostanzialmente nelle mani di Berlusconi e il Milan si è ritrovato così di fronte ai problemi di natura arcaica: 1. sostanzioso ringiovanimento della rosa ancora una volta posticipato 2. leggero rinnovamento della squadra ancora da compiersi. Quest'estate, tra l'altro, Leonardo aveva le idee chiare, chiarissime circa l'idea di gioco partorita dalla sua sagacia tattica che avrebbe dovuto imprimere al suo Milan. Aveva chiesto due terzini di spinta (Rafinha e Chissoko) che non sono arrivati. Aveva poi preteso una punta: Luis Fabiano. L'ideale per il dinamismo del suo gioco offensivo. Gli è arrivato Huntelaar. Troppo statico. L'esatto opposto. Leonardo non ha detto niente. Era partito con la sua filosofia di gioco constatando successivamente l'incapacità dei ragazzi ad interpretarla. Ha rimodellato il modulo architettando il 4-2 fantasia, suo copyright personale. Ha patito le assenze di Pato e Nesta su tutti, rivitalizzando Ronaldinho quando doveva essere rivitalizzato scuotendo i suoi quando dovevano essere scossi. Si è avvalso poi del gigante Thiago Silva, il vero salvatore di un apparato difensivo allo sbaraglio (Oddo, Onyewu, Kaladze) e delle prodezze di Abbiati. Certo, gli si possono imputare i dubbi legati alla questione portiere (Dida o Abbiati) prepotentemente emersa ad un certo punto della stagione e al poco, se non nullo, utilizzo del sempreverde Inzaghi. Ma è davvero poca roba. In campionato, ha raggiunto un piazzamento degno quale il terzo posto sfiorando la possibilità di agguantare la vetta della classifica in quel fantastico momento della stagione in cui l'inter aveva rallentato la marcia mentre in Champions League si è dovuto arrendere alla luce dell'incredibile esplosione di Rooney (poi infortunatosi) che ha sbattuto fuori i rossoneri dalla pregiata competizione. Eppure, tutto ciò non è bastato a Leonardo per meritare una sacrosanta riconferma chissà per quali ragioni negata. Pazzesco! Quanto espresso dall'autore potrebbe non essere conforme al pensiero dell'Editore e quindi della stessa Redazione


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