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Terzapagina... di Romano Augusto Fiocchi
Il mistero dell’Ombra della Sera
14/07/10
“L’Ombra della Sera” nel libro “Museum Etruscum” di Anton Francesco Gori (digitalizzato da Google)
Ricordo di esserci arrivato sull’imbrunire, dalla parte di Pisa, al termine di un’estate di parecchi anni fa. Si vedeva l’antica Badia, risparmiata appena dalle erosioni secolari delle Balze, immersa in un fuoco di arancioni e di gialli. E poi eccole là, paurose, le Balze. Quelle antiche frane che si erano inghiottite quartieri interi, necropoli etrusche, monasteri, chiese romaniche. Con la loro lentezza implacabile e impietosa sembravano minacciare la stessa Volterra. L’Ombra della Sera era probabilmente uscita di là sotto. Chissà, trecento, quattrocento anni prima. Magari trafugata da qualche tombarolo (professione, vista la densità di necropoli nella zona, all’epoca non così infrequente). Oggi, comunque, è in una sala del Museo Guarnacci, protetta da una teca di cristallo. Ed è diventata un simbolo. Simbolo della storia bimillenaria di Volterra. Simbolo – con la sua esile fisionomia – dell’incedere del tempo e del trasformarsi delle cose in ombre. Simbolo del ricordo di pratiche antichissime che gli artigiani di Volterra si tramandano da secoli: la lavorazione del bronzo, dell’alabastro, della pietra paesina.
Cinquantasette centimetri, bronzo annerito dal tempo, la statuetta raffigura un bambino in piedi, le braccia lungo i fianchi, come messo sull’attenti. Sembra che sia stato D’Annunzio, impressionato dall’eleganza della sua struttura allungata, a suggerire il nome “L’ombra della sera”. In effetti la scultura ha tutta l’aria di un’ombra al tramonto, lunga e sottile, raddrizzata e tirata in piedi da uno scultore bizzarro. Una stilizzazione che, ignorando la sua effettiva datazione, sembra proiettarla nell’arte contemporanea, con particolare richiamo alle sculture filiformi di Alberto Giacometti. La deformazione verticale non tocca però alcuni particolari: la testa è a tutto tondo, ben proporzionata, e così mani, piedi e parti intime (il fanciullo è nudo). Perché dunque questo allungamento di braccia gambe torso, non è dato a sapersi.
Il bronzetto non ha alcun attributo sociale né, appunto, capi di vestiario che permettano di indovinare chi possa rappresentare. Tanto meno si conoscono data e luogo del ritrovamento. Di certo si sa che quest’ultimo avvenne prima del 1737. In quell’anno lo studioso fiorentino Anton Francesco Gori lo cita come appartenente alla collezione Buonarroti nel suo libro “Museum Etruscum” e ne riporta il disegno. Qui sostiene la provenienza volterrana del reperto.
Non si sa come fosse finito a Firenze. Ma si sa che ritornò a Volterra dopo il 1750, quando l’etruscologo monsignor Mario Guarnacci – vuoi acquistandolo, vuoi barattandolo con altri oggetti – riuscì a recuperarlo attraverso i suoi numerosi contatti con gli antiquari fiorentini. Finì così nella sua collezione privata, quella che nel 1761 verrà donata al Municipio di Volterra e costituirà il primo nucleo del Museo Guarnacci.
Questi gli unici dati storici documentati. Era inevitabile che la scarsità di informazioni, abbinata al fascino e alla singolare struttura filiforme del bronzetto, finisse per generare delle leggende. Ad esempio quella del ritrovamento da parte di un archeologo francese che, sorpreso da un temporale, riparò in casa di un contadino e lo vide attizzare il fuoco con la misteriosa statuetta di bronzo.
Al di là di tutto, una collocazione nel tempo è stata possibile grazie alla comparazione con opere analoghe dello stesso periodo, come la serie di ex voto allungati dell’Italia centrale raffiguranti divinità, aruspici, offerenti. La plasticità e la precisione di certe caratteristiche somatiche la collocano sotto l’influenza della ritrattistica greca del III-II secolo a.C.
Insomma, secondo gli esperti il fanciullo dell’Ombra della Sera avrebbe circa 2.300 anni. Che continua a non avere età è il suo mistero, il suo significato occulto, il perché di quegli arti allungati e tirati come la pasta del pane. Ma la magia, una delle tante magie volterrane, è proprio questa: il silenzio enigmatico di quel viso di fanciullo che continua a nascondere una verità che forse non potremo mai conoscere.

Quanto espresso dall'Autore potrebbe non rimarcare il pensiero dell'Editore e quindi della stessa Redazione.

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