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Terzapagina... di Romano Augusto Fiocchi
La messa nera – il giallo dell’estate (3ª puntata)
18/08/10

Nebbia infinita. Arrivarono a casa di Rampini che non si vedeva da qui a lì. Gli alberi del viale gocciolavano come se avessero fatto il bagno. Salite le scale, il brigadiere Belli bussò più volte, fece gracchiare il campanello, ci mise tutta la sua pazienza. Dentro era silenzio. Un televisore parlava in lontananza, dalla casa di qualche vicino.
Bussò di nuovo e questa volta alzò la voce:
– Dai, Rampini, sappiamo che sei in casa. Dobbiamo soltanto scambiare due parole. Sappiamo che dietro di te c’è qualcun altro. Ti chiediamo di collaborare, vedrai che le cose si aggiusteranno.
Niente, la casa sembrava deserta.
All’improvviso il rumore di un mobile rovesciato, stoviglie in frantumi, un tonfo contro il muro, un grido soffocato. Rampini stava lottando con qualcuno.
I due militari si guardarono. Il brigadiere Belli estrasse la pistola, assestò due calci alla serratura e la porta cedette. Dentro, l’appartamento sembrava devastato ma non c’era nessuno. La cornetta del telefono penzolava come un impiccato dal bordo di un tavolino. Una ventata gelida investì il brigadiere Belli. Ritrasse la mano dalla bandoliera: era ghiacciata. La finestra che dava sul cortile era aperta. I due militari si affacciarono. Il corpo di Mario Rampini era di sotto. La nebbia, impietosita, cercava di nasconderlo.
– Con chi cazzo può avere lottato? – disse l’appuntato Valente.
– Forse con se stesso, – rispose il brigadiere Belli.
O forse, pensò tra sé, con qualcuno più forte di lui, qualcuno che aveva approfittato della sua debolezza e approfitta della debolezza di tutti quelli come Rampini per impossessarsi di qualcosa che non riesce ad avere. Superstizioni! Via, come si poteva credere vera la storia dell’ampolla inesistente? Non che Schiavone lo prendesse in giro, questo no, ma di certo era soltanto la fisima di un ultraottantenne maresciallo in congedo. Basti pensare al suo ticchio di strizzare gli occhietti.
– Chiama il soccorso, – disse il brigadiere Belli.
Scesero le scale di corsa per allontanare i curiosi che si erano già assiepati attorno al corpo di Rampini. L’uomo era piegato su un fianco, gli occhi chiusi, il viso segnato da una vita intensa. Il cuore non batteva più. Dalla bocca gli usciva un sottilissimo filo rosso, nient’altro confermava che se ne fosse andato così malamente. Mentre l’appuntato Valente faceva allontanare la gente, il brigadiere Belli sentì una voce interiore che gli diceva di sì, di agire. Si inginocchiò e prese qualcosa che le mani della vittima avevano tenacemente trattenuto. Era un bottone nero. Il polso di Rampini portava un numero tatuato. Visto così, al contrario, riconobbe il numero maledetto: 666. Ma allora.
Il brigadiere Belli si mise in disparte. Dietro le sue lenti da miope osservava la gente che si spingeva per vedere. Già, il cadavere di un suicida interessa di più di una donna nuda. Sempre che di suicidio si tratti. C’era anche don Luigino. L’appuntato Valente lo fece passare e lui tracciò subito una croce fatta d’aria sul corpo di Rampini. La mano del brigadiere Belli tastava il bottone. La veste talare di don Luigino ne aveva perso uno identico.
– Venga con me, don, – disse il brigadiere Belli. – Saliamo a vedere la casa di Rampini.
Don Luigino non si oppose. Seguì il brigadiere Belli, che sulle scale soffiava come un mantice. Quando furono nell’appartamento della vittima, si accomodarono entrambi al tavolo, uno di fronte all’altro. Il prete aveva il viso terreo, gli occhi fissi.
– Don Luigino, – disse il brigadiere Belli, – mi dia l’ampolla.
Lo disse con una naturalezza che nemmeno lui si sarebbe aspettato. Gli sembrava di recitare la parte del commissario Cordier.
– Quale ampolla? – disse il prete.
– Quel cazzo di ampolla che Rampini ha sottratto alla chiesa e che lei si è ripreso con la forza.
Don Luigino si passò una mano sul viso:
– Gliel’assicuro, brigadiere, è stato un incidente. Sono venuto qui per cercare di convincere Rampini a restituirla. Ma lui non c’era, voglio dire: c’era ma sembrava sotto l’effetto di qualche psicofarmaco, come se avessero ipnotizzato anche lui.
– Anche lui? E chi altro?
– Adesso le racconto, brigadiere. Entro. Rampini ha l’ampolla tra le mani. Gli dico di darmela. Lui non risponde. Cerco di strappargliela di mano. All’improvviso, squilla il telefono. Rampini risponde, gli dicono qualcosa, si avvicina alla finestra con l’ampolla in mano, fa per buttarsi. Allora intervengo, lottiamo, non riesco a trattenerlo, mi spinge contro la libreria e si lancia nel vuoto.
Don Luigino tacque.
– Nel cortile non c’è nessuna ampolla, don, neppure in frantumi, fece il brigadiere Belli. –Mi dica dove l’ha nascosta.
Don Luigino incominciò a tremare ed estrasse di sotto la veste un’ampolla di ceramica bianca con una croce nel mezzo:
– Sono riuscito a salvarla. Lei non mi crede, dico bene?
– Credo soltanto a Dio, don Luigino. O forse nemmeno più a lui.
Il brigadiere Belli prese l’ampolla, la sentì fredda al tatto, e la nascose subito nella tasca della giacca. Guardò il viso terreo di don Luigino e disse:
– In che misura è implicata Margherita, la nipote del maresciallo in congedo Vincenzo Schiavone?
Pensò di formulare la domanda soltanto perché gli spiaceva che il maresciallo in congedo venisse coinvolto. In realtà era il verde di quegli occhi. Gli erano rimasti lì, impressi sui suoi. Acuminati. Di una bellezza terribile.
– Non si chiama Margherita, – disse don Luigino, – tanto meno è sua nipote. È una giovane clandestina di origine ucraina che il maresciallo Schiavone ha accolto in casa per aiutarla e che fa credere sua parente. È venuta da me cercando lavoro come domestica, sono io che l’ho indirizzata dal maresciallo. Da allora si è fatta vedere sempre più spesso. Mi ha raccontato che i suoi genitori, in Ucraina, sono ortodossi. Poi ha incominciato a fare domande strane sulla parrocchia, dicendo che anche nel suo paese ogni chiesa ha i suoi segreti e le sue leggende. Il giorno che l’ho vista insieme a Rampini ho capito tutto.
Il brigadiere Belli si sentì soffocare.
– Tutto cosa?
– La setta satanica.

Le cose erano andate davvero in quel modo. Ludmilla (questo è il vero nome della donna) si presentò accompagnata da Rampini e chiese a don Luigino di sposarli.
– Vede, brigadiere, – disse don Luigino, –ho subito pensato a un matrimonio per la cittadinanza. Ho cercato di prendere tempo, di farli riflettere, soprattutto Ludmilla. Il matrimonio è un sacramento, non è un accordo commerciale. Si ricorda Gesù con i mercanti del tempio? È stato allora che lei mi ha guardato fisso negli occhi. Non so cosa mi sia successo. All’improvviso non ho capito più la situazione. Sentivo un gran caldo, sentivo la necessità interiore di accontentare i due ragazzi. Mi hanno chiesto di celebrare la messa e io l’ho fatto. Ludimilla e Rampini avevano coperto l’altare con un drappo scuro, ceri rossi dappertutto, in uno strano ordine. Si sono messi accanto a me, uno a destra e uno a sinistra, e hanno indossato un mantello nero con cappuccio. Non so come, ma mi sono travato davanti al santo tabernacolo con l’ampolla tra le mani, pronto a sacrificarla. Altro che matrimonio, brigadiere, era una messa nera! Il demonio! Invocavo il demonio e non me ne accorgevo!
– È stato allora che vi ha sorpreso il sacrestano .
– Esatto. Ho ancora la scena davanti agli occhi. Il poveretto aggredisce verbalmente i due giovani. Ne nasce una colluttazione che finisce contro il gradino dell’altare. Ludmilla lo tasta, dice che è morto, che non c’è più niente da fare e che bisogna confondere le idee alla polizia. Le giuro, brigadiere, io ero paralizzato. Rampini estrae il coltello e gli apre la gola. Poi mi guarda. Se parli farai la stessa fine, dice.
Don Luigino si asciugò il sudore con un fazzoletto e uscì fuori sul ballatoio:
– Ho bisogno di aria.
Il brigadiere Belli estrasse l’ampolla, sollevò gli occhiali da miope e l’esaminò da vicino. Ipnotismo, pensò. L’aveva letto anche in uno dei suoi thriller. Nella Londra di Sherlock Holmes un lord ipnotizzava le donne e le annegava in una vasca da bagno piena di tè. Ecco perché il brigadiere Belli aveva sempre creduto che l’ipnotismo funzionasse soltanto nei romanzi.
Trillò un cellulare. Il suono proveniva dal ripostiglio accanto al cucinino. Un solo trillo, subito cessato. Il brigadiere Belli si avvicinò e aprì la porta. Ludmilla era lì, accovacciata nel buio come un animale selvatico. Si alzò con compostezza. La luce le illuminò gli occhi. Il loro verde si fece liquido, trasparente.
Com’è possibile, avrebbe voluto dire il brigadiere Belli, com’è possibile che la bellezza sia così affine al male. Lei gli offrì i polsi. Il brigadiere Belli restò lì istupidito. La fissava negli occhi senza agire. Sentiva soltanto, sotto i polpastrelli, la croce in rilievo dell’ampolla che teneva tra le mani. Mani che sudavano. Fece uno sforzo immenso, prese le manette e le chiuse sui polsi di Ludmilla.
Si udì una voce alle sue spalle.
– Mi consegni l’ampolla.
Era il capitano Negri, sopraggiunto in quel momento. Il brigadiere Belli sentì un brivido attraversargli la schiena. Si voltò. E se fosse anche lui uno della setta? Se anche lui fosse stato ipnotizzato dagli occhi di Ludmilla? Il sorriso del capitano lo rassicurò:
– Me la consegni, brigadiere, – disse. – L’ampolla inesistente deve lasciare al più presto il paese per un luogo più sicuro. Questa donna è già ricercata per altri reati. Con i suoi occhi ha ipnotizzato anche il maresciallo Schiavone, l’ha defraudato di ogni cosa e gli ha carpito il segreto dell’ampolla. Lui non si è reso conto di nulla, poveretto. Con lo stesso sistema ha spinto al suicidio il suo compagno, Rampini. Quando si è sentita in pericolo non ha esitato ad eliminarlo.
– Ma, capitano… L’ampolla… Voglio dire, cosa ci scrivo io nel rapporto?
– La verità, brigadiere. Ci scriva la ve-ri-tà. Ludmilla sarà processata per gli altri reati, non per il furto dell’ampolla. Di questo non dovrà trapelare nulla. Il suo rapporto, brigadiere, è destinato all’archivio inesistente. Lo sa meglio di me che l’ampolla non esiste, né per lei, né per me, né per nessun altro.
– E don Luigino?
Il capitano Negri alzò le spalle:
– Non avrebbe potuto fare altrimenti. Il nostro non è un nemico qualsiasi.
– Non mi dirà che anche lei crede…
– Io non credo nulla, brigadiere. Io credo nell’Arma e nella sua lotta contro il male. Questo mi basta.
– Ma io vorrei una prova, capitano. Almeno uno straccio di prova che non è soltanto una superstizione, che l’ampolla è davvero ciò che noi sappiamo. E che Lui la cerca, le dà la caccia.
Il cellulare del brigadiere Belli trillò. I suoi occhi incrociarono quelli di Ludmilla, impassibile, le manette che le stringevano i polsi.
– Pronto, – disse il brigadiere Belli. – Pronto, chi cazzo è?
Una ventata di gelo. Non rispose nessuno.
[fine]


 

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