La "nostra" Nadia Presotto espone a Forte dei Marmi
21/08/10
Alessandria - Tra le opere esposte alla fiera d’ arte “Proponendo” allestita al Palasport di Forte dei Narmi fino al 23 agosto, si fanno notare due opere dell’ artista, giornalista, nonché nostra collaboratrice, Nadia Presotto di Conzano. Sono due lavori realizzati su tela con collage e colori ad olio della serie City. Serie di lavori presentati anche in una recente personale presso la Galleria Les Artistes di Alessandria, nel marzo scorso, riscuotendo un notevole interesse da parte di pubblico e critica.
Ed è a proposito di queste opere che scrive la critica d’ arte Emanuela Mazzotti: E’ indubbio che l’interesse di Nadia Presotto sia tutto rivolto al paesaggio o meglio alla natura in tutte le sue espressioni. Nata dal reportage sui giardini, la sua passione è finita con un coinvolgimento nell’arte pittorica che da quei modelli originari ha tratto ispirazione.
Tra tutte le sue opere quelle che mi hanno colpito di più sono i “paesaggi” urbani; Landscapes appunto, e quindi mi limiterò all’analisi di queste opere che considero più autentiche rispetto ad altre per originalità di aspetto e contenuto.
Innanzi tutto va ricordato come di solito sia inteso il paesaggio: esso è stato originariamente concepito nella storia dell’arte come contesto, contorno di figurazioni complesse e solo di recente è diventato protagonista assoluto della rappresentazione. L’osservazione conseguente è che la presenza umana si è rivelata via via sempre più superflua per lasciare spazio all’oggetto della nostra visione come “cosa” indipendente dalla narrazione stessa. Insomma la modernità ha liberato la natura dalla necessità di essere semplice corollario per diventare assoluta protagonista. La riflessione più ovvia a questo punto riguarda il concetto stesso di natura, il “che cosa sia” il paesaggio, evitando di ricadere nei luoghi comuni.
Paesaggio, da pagus ,individua il paese, il luogo abitato. La natura quindi si configura come terra in cui la presenza umana è accertata, luogo artificiale per antonomasia in quanto costruito dall’uomo, potremmo dire: una natura artificiale che è determinata da un gesto intenzionale. L’artificio è tuttavia proprio del gesto artistico che inscrivere un segno dentro quello che noi chiamiamo “natura”. L’artista infatti, tende a determinare con il proprio lavoro un superamento della comune interpretazione di paesaggio e con l’azione artistica collocarsi fuori dagli schemi tradizionali per attribuire un nuova ipotesi di senso a ciò che ci circonda e crediamo erroneamente di conoscere.
In questo modo i “paesaggi” di Nadia Presotto si collocano oltre un orizzonte noto e si configurano come interpretazioni dei luoghi visti durante i suoi viaggi americani. Landscape - Cityscape è luogo dell’incontro tra memoria e immaginazione, bisogno di ritrovare un altrove che appartiene contemporaneamente alla natura e all’artificiosità che è al contempo dello spazio costruito dall’uomo e del gesto con cui l’artista fa rinascere l’immagine che abbiamo davanti e che, in ultima sintesi, proprio per questo ci rappresenta e al tempo stesso “riconosciamo”.
I profili dei grattaceli, semplici strisce di colore in verticale, si differenziano per minime variazioni tonali, nella luce opaca o, al contrario, nella luminosità intensa del giorno, talvolta accompagnati da un verde uniforme in primo piano, retaggio di un’illusione, una malinconia per un mondo che non è più lo stesso. L’artista , con i mezzi propri della sua arte produce un corto circuito tra l’artificio che caratterizza l’opera d’arte e la comune interpretazione del dato fisico, di quel che si vede. Così questa è una pittura non di paesaggio ma nel paesaggio che interrompe ogni linea di confine tra il mondo così come noi lo vediamo e i suoi simboli, concetti di cui l’arte si serve per parlare un linguaggio che dia specificità a ciò che altrimenti sarebbe banale, nel momento in cui immagini reali e immagini create dall’artista si incontrano. Come non ricordare, sull’onda lunga delle sensazioni, l’intervento di Agnes Denes nel 1982 a Manhattan, proprio di fronte al luogo dove sorgeva il World Trade Center. L’artista ungherese aveva realizzato un’installazione in un campo di 8000 metri quadri seminati a frumento( Wheatfield) che venne coltivato e poi mietuto ridando identità ad una discarica non lontana da Wall Street, in centro ad una delle megalopoli più edificate del mondo. L’opposizione cercata da Denes consisteva nel sottolineare il divario tra natura e cemento, il giallo del grano contro il grigio dei grattacieli, nostalgia per una vita rurale e i ritmi naturali, anche se l’autrice appariva animata da un certo misticismo bucolico. Wheatfield era il ritorno ad un’idea universale di ricchezza culturale e prosperità economica dell’America post industriale.
L’esempio vale non come confronto tra esperienze artistiche lontane fra loro ma come possibile lettura delle cose del mondo; la convinzione comune che si possa recuperare attraverso l’arte, un’identità , un comune sentire, ritorno ideale ad un piccolo paradiso interiore. Nadia Presotto riconosce nello spazio pittorico un campo d’azione per coltivare il senso più profondo della sua idea di mondo che, in modo similare a quella terra coltivata in un posto inusuale, suggerisce una via di fuga da ciò che è determinato, stabilito, da ogni tentativo di controllo. Escape, appunto”.
Un’ altra opera di Nadia Presotto, “Fil Rouge” è in mostra con la collettiva “Semplicemente Rosso”, rassegna collaterale di Proponendo.
Informazioni utili: “Proponendo - Nuove proposte per l’ arte contemporanea” con la direzione artistica dell’ arch. Caterina Maggia, fino al 23 agosto 2010 Palasport Vittoria Apuana di Forte dei Marmi (LU) – dalle 18 alle 24, sabato e domenica anche al mattino dalle 10 alle 12.30. Ingresso libero.
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