foto dalla rete
foto dalla rete
Alessandria - Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Mario Bocchio sulla recente visita di Gheddafi in Italia:
"La sceneggiata di Gheddafi, che ha convocato in un albergo romano 500 hostess nostrane per impartir loro una lezione di Corano e tentare di convertirle all’Islam,riuscendoci, pare, con tre di loro, non è solo un’umiliazione per le donne italiane. Secondo noi è molto peggio. E’ un umiliazione per tutto il nostro Paese in questi giorni costretto a essere sede non solo delle stravaganze ma degli arbitri di un uomo di stato che a casa nostra, grazie al suo petrolio, e alla sua amicizia con Berlusconi, si sente padrone assoluto e si comporta come tale, arrivando a organizzare un reclutamento alla religione musulmana di bellezze nostrane. Se al suo Paese uno statista straniero si dedicasse ad attività del genere bene che gli andasse sarebbe cacciato a calci nel sedere con l’inevitabile seguito di una rottura delle relazioni diplomatiche e del congelamento dei rapporti commerciali. Il Colonnello Gheddafi, nel corso delle sue recenti visite in Italia, si è comportato da beduino colonialista, dimostrando arroganza, disprezzo degli altri, mancanza di educazione e di rispetto istituzionale. Agli ospiti è giusto concedere tutto, anche se vi sono regole e limiti invalicabili, dettati dalla buona educazione, dal protocollo, e dal buon senso, che, a quanto pare, il Colonnello libico non possiede, non considera, e non condivide, al punto che definirlo un "cammellaro" è un paragone alquanto calzante. Ricordiamo ancora la sua precedente visita, lo scorso anno. L'ospite "gradito", ricevuto con tutti gli onori, invece di essere compiaciuto e riconoscente per l'accoglienza regale, e per il riconoscimento dei danni provocati durante l'occupazione, si era scagliato con eccessiva veemenza contro l'Italia, colpevole, a suo dire, di una politica coloniale spietata e crudele, impartendo, da temuto dittatore, lezioni di dubbia democrazia. Il colonialismo, che ha visto nell'Italia uno dei minori protagonisti, (basti considerare le politiche di sfruttamento imposte con metodo dagli inglesi e dai francesi), si è manifestato spesso con violenze, con soprusi e con la violazione dei diritti altrui, seppure, per quanto riguarda l'Italia, distinguendosi nettamente dalle politiche intraprese dagli altri Paesi europei, che sfruttavano le risorse dei luoghi occupati non contribuendo di certo al miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni indigene. La politica coloniale imposta dal Re e da Mussolini, a differenza di altre, ha contribuito, nonostante gli eccessi, a migliorare le condizioni di vita degli indigeni, realizzando infrastrutture importanti come strade, edifici pubblici ed aziende, che hanno posto le basi per una trasformazione lenta, ma significativa, delle colonie occupate in Paesi moderni. Affrontare ora, a posteriori, una disamina sul colonialismo, è difficile, se non impossibile, in quanto i tempi sono cambiati e certe scelte oggi non si potrebbero nemmeno ipotizzare. La lettura del fenomeno che ha coinvolto i popoli occidentali, i colonizzatori, va rapportata ai tempi, all'assetto politico e socio-politico di allora, ai rapporti di forza, e ai privilegi dei popoli progrediti, che ritenevano giusto invadere altre terre per conquistarle, sottometterle, e ottenere così evidenti vantaggi economici. Gli errori del passato, gli abusi e gli eccessi, hanno contribuito nonostante tutto a migliorare le condizioni di vita di popoli che ancor oggi, spesso, sono sottoposti a regimi antidemocratici, che mantengono un potere assolutista, imponendo regole e ogni tipo di nefandezze alle popolazioni. Gheddafi si era presentato con uniformi sgargianti, da sagra paesana o da veglione di capodanno, con metà del petto coperto da decorazioni multicolori, e, con evidente pessimo gusto, con la fotografia dell'eroe del colonialismo libico, al punto da sembrare una caricatura di un personaggio da film e da romanzo popolare. Se ogni popolo o persona che ha subito un sopruso dovesse comportarsi nello stesso modo, cosa dovrebbero fare ebrei, giapponesi, tedeschi, ceceni, curdi, tibetani, indiani, italiani, e tanti altri popoli, in ricordo di occupazioni antiche o recenti? Cosa dovrebbero fare gli italiani derubati dalla Libia, privati di tutto, dopo aver onestamente lavorato e costruito aziende, costretti al rimpatrio ed espropriati di ogni bene? Le ragioni della realpolitik, degli affari, il gas, gli idrocarburi, il petrolio, gli immigrati, i terroristi, e altro ancora, giustificano ogni tipo di accordo politico, le visite ufficiali e i rapporti di presunta amicizia, ma almeno l'apparenza e il rispetto nelle cerimonie ufficiali dovrebbero essere salvaguardati, e lo Stato italiano dovrebbe pretendere il rispetto dovuto. Qual è la logica che consente a Gheddafi, di professione dittatore, di parlare nell'Università romana, vietando al professor Ratzinger, di professione Papa, e a Gianfranco Fini, Presidente della Camera, di esercitare lo stesso diritto? Evidentemente gli interessi economici, o la ragion di stato, sovrastano tutto il resto, rendendo possibile anche l'impossibile, e decretando l'imbarbarimento dei rapporti diplomatici, condizionati sempre più dagli affari, e sempre meno dai valori, e dai principi. Subire l'esaltazione del terrorismo e di una certa forma di prostituzione (vedere i comportamenti di vergognose giovani italiane chiamate ai piedi di Gheddafi dietro compensi) giustificare i regimi sanguinari, per poi sproloquiare del nostro passato, è intollerabile, e svilisce un popolo, il nostro, civile, ospitale, e rispettoso. Abbiamo consentito i camping con la sua tenda da beduino, la sfilata delle amazzoni, l'apologia della violenza, le fabbriche di armi a Rabta, i missili su Lampedusa per interesse, per strategia commerciale e politica, ad un prezzo forse troppo alto, col rischio di perdere la faccia e la credibilità."