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Terzapagina... di Romano Augusto Fiocchi
Riviste letterarie: il ritorno di “Alfabeta”
08/09/10
Quando sei mesi fa mi avvisarono che stava per salpare la nave di Tuono News e mi chiesero di imbarcarmi portando con me una rubrica culturale, per prima cosa le cercai un nome. Mi tornò alla mente la prestigiosa rivista che negli anni Ottanta gli studenti universitari di mezza Italia tenevano sottobraccio. “Alfabeta” era un bel nome. Ma, d’altro canto, mi sembrava di usurpare il ricordo di quella rivista e di quei tempi. Fu così che, d’accordo con i responsabili di Tuono, ripiegai su un più modesto “Terzapagina”.
E feci doppiamente bene perché “Alfabeta”, incredibile a dirsi, è risuscitata proprio ora, con il numero di luglio-agosto. Si chiama “Alfabeta 2”. Sottotitolo: “mensile di intervento culturale”. La cosa straordinaria è che un progetto di successo che ebbe significato e presupposti vincenti negli anni Ottanta, oggi, nell’epoca dei giornali on-line e dei libri elettronici, è una scommessa ancora più ardita. A rilanciarlo è un gruppo di intellettuali fra cui alcuni illustri superstiti del comitato di redazione di allora: Umberto Eco, Nanni Balestrini, Francesco Leonetti, Carlo Formenti, Pier Aldo Rovatti, Omar Calabrese. Per ragioni cronologiche o di fatalità mancano i grandi nomi che mettevano la propria firma sul primo “Alfabeta”, autori del calibro di Antonio Porta, Paolo Volponi, Maria Corti, Edoardo Sanguineti, tanto per citarne qualcuno. Mi correggo: di Saguineti, su “Alfabeta 2”, c’è l’ultimo inedito. È una “Epistolina per A.B.” (dove A.B. sta per Alfabeta), versi liberi datati 7 maggio 2010, scritti e inviati in redazione dieci giorni prima della morte. Appena sopra, un suo intervento sul convegno di Palermo “La tendenza di ricerca”, ripreso da un numero di “Alfabeta” del 1985.
Il primo numero della “Alfabeta” storica uscì nel 1979. Le pubblicazioni cessarono nel 1988. Fu una rivista unica nel suo genere, capace di chiamare in causa e di raccogliere gli interventi dei pensatori più disparati e più autorevoli del momento. Il periodico fu un “luogo di incontro”, come lo definisce l’editoriale della nuova testata, un contenitore di carta dove si incontravano scrittori, intellettuali, studiosi e analisti delle più diverse discipline e delle più diverse generazioni. Era un luogo di duelli di idee, di confronti tra visioni differenti, un crogiolo di provocazioni e di stimoli culturali.
Ma veniamo alla nuova versione della rivista, tornata in edicola e in libreria a distanza di vent’anni. Descrizione fisica: “Alfabeta 2” è in formato tabloid, più esattamente cm 30 x 42, stampa su quattro colonne (tranne l’intervento di Umberto Eco che è su tre e l’intervista a Jannis Kounellis che è su due), carta di grammatura superiore a quella dei quotidiani, 48 pagine per 47 articoli legati fra loro con immagini d’autore, infine qualche lirica (fra cui appunto una inedita di Sanguineti). Il numero 1 di questa nuova edizione è incentrato sulla figura e sul ruolo dell’intellettuale, secondo alcuni ridimensionata, secondo altri scomparsa, comunque mutata. Così come è mutato lo slancio di lettura delle nuove generazioni, negli anni Ottanta capaci di adeguarsi con disinvoltura ad articoli a tutta pagina di un tabloid a quattro colonne e oggi più consoni allo spazio condensato dell’articolo on-line.
Gli argomenti di “Alfabeta 2” sono letteratura, libri, politica, arte, attualità, costume, editoria. Nel paginone centrale c’è un omaggio grafico alla rivista realizzato dall’artista di origine greca Jannis Kounellis, a cui sono dedicate molte delle immagini di questo numero. Il paginone è preceduto dall’intervista allo stesso Kounellis.
Notevole per analisi e lucidità l’articolo della scrittrice e giornalista Silvia Ballestra, “L’industria del libro di massa”, che punta il dito contro le grandi case e editrici e la loro politica del libro da intrattenimento, responsabile dell’appiattimento culturale del panorama editoriale italiano. Ma interessante anche la nostalgica rievocazione di Carlo Formenti “C’era una volta Alfabeta”, che ricostruisce la storia della rivista storica e ne spiega il successo. Umberto Eco, fedele alla sua figura di intellettuale sottile e controcorrente, pubblica un “Alfabeto per intellettuali disorganici”, una sequenza di considerazioni dai capoversi disposti appunto in ordine rigorosamente alfabetico, dalla A di “Alfabeta” alla Z di Zola, con un richiamo al suo J’accuse.
Ho accennato alla sfida ardita della nuova “Alfabeta”, che ancora una volta ha scelto la carta. Ma accanto all’edizione cartacea – ecco la novità – è stato allestito sul web uno “spazio di intervento culturale” (www.alfabeta2.it). Era inevitabile che una rivista costruita sulla libertà delle idee e sul contributo di una collettività di intellettuali cogliesse l’opportunità di intensificare gli scambi culturali, per di più su un territorio – la rete – dove la libertà di espressione è assoluta. Almeno per ora.

Quanto espresso dall'autore potrebbe non rimarcare il pensiero dell'Editore e quindi della stessa Redazione.

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