L'opinione... di Arduino Rossi
Società e sviluppo, rischio e degrado, menzogne e verità
09/09/10
La situazione politica nazionale e sindacale sta degenerando sempre più?
In un certo senso è vero perché molti diritti acquisiti un tempo sono scomparsi, la crisi sta aprendo voragini in situazioni economiche acquisite.
I primi a subire ingiustizie sociali sono sempre e lo saranno sempre di più in futuro, i non specializzati: loro servono sempre di meno al mercato del lavoro, perché da una parte la tecnologia avanza e i lavori ripetitivi tendono a svanire, mentre la manodopera che proviene dai paesi extracomunitari pone sempre più questa categoria di lavoratori in competizione tra loro.
L’involuzione sociale poi spinge sempre più a non aiutarsi tra i lavoratori: la gente dello stesso ceto sociale, oso dire dello stesso borgo, dello stesso quartiere come un tempo, si ignora.
La competizione, valore positivo in se stesso, è stata portata all’eccesso e sempre più si sente dire che sono “problemi loro, che si arrangino”.
La frase “Guai ai vinti” risuona sempre più nelle nostre strade: i perdenti sono lasciati ai margini e si propone di scacciarli dal centro delle città perché sono sporchi, perché sono dei pezzenti indecorosi.
Oggi i diritti dei lavoratori contano sempre meno, anzi i lavoratori che hanno una professione, che va dall’idraulico all’Ingegnere, si fanno pagare e rispettare, mentre tutti coloro che non riescono ad entrare in questa cerchia di super specializzati, magari avendo i titoli formali, sulla carta, ma non reali, sono esclusi.
Così abbiamo coloro che hanno un reddito, che tende a crescere: sono artigiani riconosciuti sul mercato, liberi professionisti, dirigenti, ma pure operai specializzati e esperti in informatica, anche di Internet.
I perdenti sono tutti coloro che non possiedono queste culture, queste specializzazioni.
Esistono poi dei nuovi analfabeti, che si sommano a quelli tradizionali, ovvero di ritorno, che rappresentano una percentuale non piccola della popolazione: parlo di coloro che non sanno utilizzare il PC, di coloro che non sanno fare una ricerca su Internet.
Costoro resteranno al palo anche nella vita quotidiana, nelle faccende semplici, dalla ricerca dell’orario del bus, alle informazioni riguardo quel tal ufficio, alla ricerca di merci a minor prezzo.
La nostra società sta riscoprendo le suddivisioni in ceti come anni fa?
Il “valore” che rimane e conta è uno solo, si chiama denaro: sono i soldi che fanno la differenza, purtroppo.
La parola povero è tornata a suonare come insulto: tra i ragazzi e in particolare tra le ragazzine essere vestiti normalmente, “non firmati”, significa essere perdenti.
E’ chiaro che è qualcosa di veramente demenziale: la ricchezza poi non è misurata da quanto denaro uno possiede realmente, ma da come ci si veste.
Abbiamo dei veri ricchi, che nascondono il patrimonio per paura dei delinquenti e del …. fisco, che paiono dei pezzenti, mentre molti miserabili si abbigliano come “signori”.
Così, oltre ai “taroccati”, che si coprono con abiti e oggetti di rigorosa origine cinese, per di più … fasulla, abbiamo i signori che paiono dei borghesi piccoli, piccoli, se non, per i più paurosi, dei pezzenti.
Per certi capi firmati si ucciderebbe la mamma e il padre: l’importante è apparire e così ci si indebita, si fanno gli straordinari, il lavoro nero oppure si imbroglia.
In certi casi, per le bande sbandate dei ragazzi e delle ragazze di periferia, si ruba anche,
mentre i giovani spesso non capiscono che solo ciò che sanno, la loro cultura, li farà vincere nella vita: la lotta per apparire vincenti e non “sfigati”, (scusate la parola) prosegue, poi a fare la selezione, che come tutte le selezioni sono ingiuste, sarà la professionalità.
Vinceranno coloro che sapranno lavorare e farsi pagare, restando nel mercato lavorativo per tutta la vita, vinceranno coloro che capiranno il mercato finanziario e sapranno reinvestire i loro guadagni, mentre tutti gli altri saranno sconfitti: questa è l’unica realtà, anzi è la dura realtà.
Tutto questo è ingiusto?
Sì, ma soprattutto è importante far sapere il più possibile ai ragazzi cosa li attende: non sono le scarpe di marca che faranno la differenza, ma ciò che mettono nella loro testa oggi li farà vivere bene, anche solo decentemente, oppure li farà precipitare nella miseria.
Quanto espresso dall'autore potrebbe non rimarcare il pensiero dell'Editore e quindi della stessa Redazione.
In un certo senso è vero perché molti diritti acquisiti un tempo sono scomparsi, la crisi sta aprendo voragini in situazioni economiche acquisite.
I primi a subire ingiustizie sociali sono sempre e lo saranno sempre di più in futuro, i non specializzati: loro servono sempre di meno al mercato del lavoro, perché da una parte la tecnologia avanza e i lavori ripetitivi tendono a svanire, mentre la manodopera che proviene dai paesi extracomunitari pone sempre più questa categoria di lavoratori in competizione tra loro.
L’involuzione sociale poi spinge sempre più a non aiutarsi tra i lavoratori: la gente dello stesso ceto sociale, oso dire dello stesso borgo, dello stesso quartiere come un tempo, si ignora.
La competizione, valore positivo in se stesso, è stata portata all’eccesso e sempre più si sente dire che sono “problemi loro, che si arrangino”.
La frase “Guai ai vinti” risuona sempre più nelle nostre strade: i perdenti sono lasciati ai margini e si propone di scacciarli dal centro delle città perché sono sporchi, perché sono dei pezzenti indecorosi.
Oggi i diritti dei lavoratori contano sempre meno, anzi i lavoratori che hanno una professione, che va dall’idraulico all’Ingegnere, si fanno pagare e rispettare, mentre tutti coloro che non riescono ad entrare in questa cerchia di super specializzati, magari avendo i titoli formali, sulla carta, ma non reali, sono esclusi.
Così abbiamo coloro che hanno un reddito, che tende a crescere: sono artigiani riconosciuti sul mercato, liberi professionisti, dirigenti, ma pure operai specializzati e esperti in informatica, anche di Internet.
I perdenti sono tutti coloro che non possiedono queste culture, queste specializzazioni.
Esistono poi dei nuovi analfabeti, che si sommano a quelli tradizionali, ovvero di ritorno, che rappresentano una percentuale non piccola della popolazione: parlo di coloro che non sanno utilizzare il PC, di coloro che non sanno fare una ricerca su Internet.
Costoro resteranno al palo anche nella vita quotidiana, nelle faccende semplici, dalla ricerca dell’orario del bus, alle informazioni riguardo quel tal ufficio, alla ricerca di merci a minor prezzo.
La nostra società sta riscoprendo le suddivisioni in ceti come anni fa?
Il “valore” che rimane e conta è uno solo, si chiama denaro: sono i soldi che fanno la differenza, purtroppo.
La parola povero è tornata a suonare come insulto: tra i ragazzi e in particolare tra le ragazzine essere vestiti normalmente, “non firmati”, significa essere perdenti.
E’ chiaro che è qualcosa di veramente demenziale: la ricchezza poi non è misurata da quanto denaro uno possiede realmente, ma da come ci si veste.
Abbiamo dei veri ricchi, che nascondono il patrimonio per paura dei delinquenti e del …. fisco, che paiono dei pezzenti, mentre molti miserabili si abbigliano come “signori”.
Così, oltre ai “taroccati”, che si coprono con abiti e oggetti di rigorosa origine cinese, per di più … fasulla, abbiamo i signori che paiono dei borghesi piccoli, piccoli, se non, per i più paurosi, dei pezzenti.
Per certi capi firmati si ucciderebbe la mamma e il padre: l’importante è apparire e così ci si indebita, si fanno gli straordinari, il lavoro nero oppure si imbroglia.
In certi casi, per le bande sbandate dei ragazzi e delle ragazze di periferia, si ruba anche,
mentre i giovani spesso non capiscono che solo ciò che sanno, la loro cultura, li farà vincere nella vita: la lotta per apparire vincenti e non “sfigati”, (scusate la parola) prosegue, poi a fare la selezione, che come tutte le selezioni sono ingiuste, sarà la professionalità.
Vinceranno coloro che sapranno lavorare e farsi pagare, restando nel mercato lavorativo per tutta la vita, vinceranno coloro che capiranno il mercato finanziario e sapranno reinvestire i loro guadagni, mentre tutti gli altri saranno sconfitti: questa è l’unica realtà, anzi è la dura realtà.
Tutto questo è ingiusto?
Sì, ma soprattutto è importante far sapere il più possibile ai ragazzi cosa li attende: non sono le scarpe di marca che faranno la differenza, ma ciò che mettono nella loro testa oggi li farà vivere bene, anche solo decentemente, oppure li farà precipitare nella miseria.
Quanto espresso dall'autore potrebbe non rimarcare il pensiero dell'Editore e quindi della stessa Redazione.
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