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Michael Haag, tra il mito dei Templari e il fascino di Alessandria d’Egitto
05/07/11

Una cultura letteraria è fatta anche di incontri casuali, inaspettati e per questo ancora più interessanti. Ho conosciuto Michael Haag attraverso una sua postfazione. Il testo, dal titolo La città di parole, è in calce all’edizione Sellerio della splendida guida di Alessandria d’Egitto di Edward Morgan Forster, volume storico e letterario prima che turistico. Non per nulla il libro raccoglie altri due contributi di un certo spessore: l’introduzione di Lawrence Durrel (autore della serie di romanzi Il quartetto di Alessandria) e l’interludio poetico di Costantinos Kavafis, con la nostalgica lirica Il dio abbandona Antonio.

Con questi ultimi il gruppo di letterati Alessandrini – nativi o di adozione – è pressoché completo: Forster, Durrel, Kavafis, Haag. Manca forse il nostro Ungaretti, che oltre ad essere nato ad Alessandria, vi trascorse l’infanzia e l’adolescenza. Ma Michael Haag, oltre ad essere l’unico vivente per ragioni cronologiche (tuttora abita a Londra), è l’unico ad estrarsi dal gruppo in quanto puro storico, nella tradizione dei grandi storici inglesi del calibro di Toynbee.

Uno storico, vorrei aggiungere, dotato di una penna dalle notevoli capacità letterarie. La città di parole è infatti una breve ma attenta analisi dell’Alessandria attuale sovrapposta a quella ideale, all’Alessadria che fu ma che continua ad essere attraverso i suoi toponimi e le sue evocazioni. Alessandria come città di suggestioni.

Scrive Haag, celebrando la genialità di Kavafis: “Il poeta ha fatto di Alessandria una metafora su cui egli stesso, Forster e Durrel avrebbero edificato un’infinità di possibili Alessandrie”. Tante Alessandrie immaginarie, dunque, quante possono essere le suggestioni.

E più avanti: “Ecco ciò che vi opprime di Alessandria. Se vi fosse una maggior profusione di antiche vestigia, questa città vi tormenterebbe assai meno. A differenza di Roma o Napoli, con i loro monumenti ancora esistenti, Alessandria è satura di mere indicazioni: qui (da qualche parte) è sepolto Alessandro, qui si suicidò Cleopatra, qui la Biblioteca, il Serapeum, ecc. ma non c’è niente di tangibile”.

Non c’è visione più poetica di Alessandria se non quella che esce da queste parole.

Ma Michael Haag, come ho detto, è essenzialmente uno storico. Collaboratore di giornali e di periodici inglesi e americani, ha lavorato per la BBC e vanta alle sue spalle una serie di pubblicazioni in materia. Peccato che la sua bibliografia sia disponibile soltanto in lingua originale. In Italia è uscita la sola traduzione della Guida al Codice Da Vinci, scritta in collaborazione con la figlia Veronica che ha curato il capitolo dedicato a Leonardo. Quattrocentomila le copie vendute nella versione inglese, ci informa l’autore, con traduzioni anche in spagnolo, portoghese ed estone.

Veniamo ai suoi libri più noti. Oltre alle guide illustrate di Alessandria, di Luxor, del Cairo e dell’Egitto, pubblicate tra il 2004 e il 2009, ha dato alle stampe Alessandria città della memoria, ritratto letterario, storico, sociale e politico di una delle città cosmopolite più suggestive al mondo, tra comunità di Greci, Italiani ed Ebrei residenti da generazioni. Le fonti sono costituite da diari, lettere, interviste, tra cui brani evocativi di Forster, Durrel e Cavafis.

Nel 2008, sempre in lingua inglese, esce il volume Vintage Alessandria: fotografie della città 1860-1960, altro tributo alla città bimillenaria e a quello che rimane della sua comunità cosmopolita, questa volta costruito attraverso un secolo di immagini raccolte rovistando negli archivi e negli album di famiglia. Nello stesso anno viene pubblicata un’altra indagine storica: I templari: storia e mito, dal tempio di Salomone ai Massoni, ora disponibile anche in versione e-book.

Il lavoro della storico inglese non si ferma qui. Sono in preparazione una biografia di Lawrence Durrel, di cui l’anno prossimo ricorrerà il centenario della nascita, e un volume di approfondimento della storia dei cavalieri del Santo Sepolcro, dal titolo emblematico La tragedia dei Templari.

Michael Haag gestisce anche un blog: http://michaelhaag.blogspot.com/ .

 

 

Quanto espresso dall’autore potrebbe non rimarcare il pensiero dell’Editore e quindi della stessa Redazione.


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