Che merla!
02/02/12
E’ nevicato, nevica e, probabilmente, nevicherà ancora.
Non è il 15 agosto.
Non siamo a Nairobi.
E’ il due di febbraio, il periodo più freddo dell’anno per colpa di una merla (leggenda popolare, N.D.R.) e siamo nella nostra ridente Alessandria che per una volta, invece di essere grigia, è bianca.
Non vedo nulla di straordinario: al contrario, è quanto di più straordinariamente ordinario possa capitare in inverno inoltrato. Infatti, a dispetto del surriscaldamento globale, dopo ventisette anni, ci prepariamo a scendere di molto sotto lo 0 anche a bassa quota.
Ventisette anni. Ne è caduta, di neve, in ventisette anni.
E ha sempre creato scompiglio in città: i gatti delle nevi e i mezzi spargisale creano più danni che benefici, le strade sono impercorribili, i parcheggi inutilizzabili.
Ma quest’anno, grazie alla dimestichezza che il popolo ha acquisito con internet, in generale, e con i social network, in particolare, ci si può lamentare direttamente con chi si ritiene responsabile del disagio cittadino: il sindaco. Lo si insulta, gli si dà del “tu”. Sembra quasi che le accuse non siano per non aver gettato il sale, ma proprio per la neve in sè.
E a rivolgersi con astio a quella che dovrebbe essere considerata la massima autorità, non è l’operaio della Solvay Solexis che non riesce a raggiungere Spinetta per andare a lavorare, no, sono i fanciulli che non hanno voglia di andare a scuola o, peggio, sono i loro genitori che non hanno voglia di accompagnarli. “Povere creature, scivolano.” “Poveri ragazzi, si romperanno le caviglie”. “Poveri bambini, ne va della loro incolumità”.
Questi “poveri” che si permettono di sputare, seppur virtualmente, sentenze di cotanta arroganza mista ad ignoranza, contro una figura della quale non conoscono minimamente l’operato se non per sentito dire, un giorno, pretenderanno di trovare un lavoro. E si lamenteranno pure, nel caso la ricerca risultasse vana.
Non sanno cosa sia il rispetto ma, soprattutto, non sanno cosa sia la grammatica e non accennano a volerne venire a conoscenza.
Siamo proprio nei giorni della merla. Che è nera. Accidenti, se è nera.
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