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L'Opinione... di Arduino Rossi
Neve, gelo, freddo e troppi senza fissa dimora
07/02/12

Il freddo di questi giorni è stato atroce, terribile, siberiano e ha colpito tutti, con il ghiaccio nelle strade, le vie senza pedoni, tranne i pochi che per necessità affrettavano il passo per sfuggire al gelo. Questo freddo arriva ogni 30, 40 anni, è eccezionale, ma questa volta ha trovato un’Italia povera, un’Italia indifesa: da decenni non si vedeva una situazione simile. I senza fissa dimora, i barboni, i clochard come li chiamano in Francia, rischiano la vita in questo febbraio insolito, per loro è allarme rosso: si interviene e si distribuiscono coperte, saccopelo, pasti caldi. A dire il vero il problema di questa gente parte da lontano e non è drammatico solo ora: la vita della strada è sempre più dura e normalmente in strada finiscono sempre più persona, a Milano si parla di 4 mila, sino a 6 mila barboni. Chi sono?

Sono alcolisti, tossicodipendenti ed ex tossicodipendenti caduti nell’alcolismo, oppure malati mentali lasciati al loro destino, senza cure, comunque esistono categorie di malati mentali, alcolisti e tossicodipendenti che si confondono tra loro, perché queste sostanze portano a forme che sfiorano la malattia con disturbi della personalità. Poi esistono le persone sole, che non si sanno adattare ai cambiamenti lavorativi e saranno sempre di più in futuro i potenziali sconfitti, a rischio di emarginazione: in troppi potrebbero finire tra i senza fissa dimora domani, perdendo il posto di lavoro, non avendo soldi per l’affitto o per il mutuo. Il liberismo sfrenato, selvaggio, portava e porta intere famiglie sul lastrico, nel vero senso della parola: padre, madre, figlio e la figlia si potrebbero trovare, nel futuro prossimo, nelle condizioni di dover ottenere l’assistenza caritatevole di volontari, con termos e coperte. Oltre alla categoria degli “umiliati e offesi”, che qui non voglio dipingere sempre e in tutti i casi come vittime della società …. spietata, ci sono tutti i quasi disperati: coloro che vivono con la pensione sociale o con pensioni insufficienti per coprire le spese per campare, per il riscaldamento, per il cibo e i farmaci. Così abbiamo tantissimi che in questi giorni risparmiano sul riscaldamento, ma anche su altri beni di prima necessità. Abbiamo chi vive in auto, in cantina, nei garage: spesso lavorano o sono in pensione, ma devono pagare gli alimenti ai figli, alle mogli, hanno lavori precari, malpagati. E’ tutto un mondo di poveri che solo 20 anni fa quasi non esisteva. Cosa è cambiato?

Non è solo una faccenda di reddito, ma l’’Italia non è più quella dei borghi, dei quartieri popolari, dei villaggi e delle famiglie, con zii, nonni che avevano un loro compito e non dormivano mai … in strada, perché un letto c’era sempre per loro. E’ scomparsa la solidarietà paesana, che portava, senza riflettori televisivi, la solidarietà a tutti, da parte di gente che era appena meno povera di chi aiutava, che aveva solo una coperta, una branda malconcia in più da offrire e una casa mal riscaldata per tutti, per tanti. Nessuno era escluso perché era misero, la povertà non era una colpa, era solo una malattia da curare. Non voglio esaltare il bel tempo andato, che aveva le sue pecche, i suoi errori, i suoi orrori, le sue grandi ipocrisie e tante violenze celate. Voglio solo dire che oggi siamo sempre più occidentali, europei, menefreghisti, egoisti, indifferenti, ricchi e grassi, vecchi, boriosi per nulla e oso dire anche taroccati. Mi scordavo, siamo e saremo sempre più liberisti, ovvero competitivi e questo significa che i vinti verranno disprezzati, scavalcati: il loro dolore, la loro miseria, le loro umiliazioni spesso ci inorgogliscono. Noi non siamo come loro, loro sono dei perdenti, ma noi siamo dei mostri indifferenti: non capiamo che loro, i barboni, sono i nostri simili e un giorno, potremmo essere al loro posto, quando saremo vecchi, magari disabili. Chi semina il disprezzo e l’egoismo potrebbe avere un triste destino un giorno, quando saranno ammalati, con la mente offuscata: a scaricarli potrebbero essere proprio i figli che hanno educato con il loro esempio spietato.


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